Giu. '11 - Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo
Mar. '11 - Roberto Calasso
Ott. '10 - Albert Camus
Lug. '10 - Jiddu Krishnamurti
Mag. '10 - Piero Paolicchi
Apr. '10 - Roland Barthes
Mar. '10 - Benjamin Libet
Feb. '10 - Karl R. Popper
Gen. '10 - Rudyard Kipling
Dic. '09 - Friedrich Nietzsche
Nov. '09 - Kahlil Gibran
Ott. '09 - Alexander Lowen
Set. '09 - Giorgio Gaber
Lug. '09 - Erich Fromm
Giu. '09 - G. I. Gurdjieff
Mag. '09 - Primo Levi
Apr. '09 - Umberto Galimberti
Mar. '09 - Osho Rajneesh
Feb. '09 - Carl Gustav Jung
Si può vivere senza sforzo in questo mondo folle?
Una delle cose più difficili da imparare è la comunicazione. Questa parola implica che condividiamo un elemento comune, che pensiamo insieme a un problema: non si tratta solo di ricevere, ma di condividere, di creare insieme. "Comunicazione" sottintende proprio questo: prendere in considerazione un fattore comune a tutti ed esaminarlo da vicino, cioè condividerlo. Approfondiremo insieme alcuni aspetti, il che significa che voi prenderete parte al problema, non vi limiterete a ricevere; non si tratta di discutere animatamente, di concordare o dissentire, ma di esaminare insieme. La responsabilità è tanto vostra quanto di chi vi parla. Dovete partecipare a ciò di cui discorriamo perché è un problema che tocca tutti gli esseri umani, che vivano in America, in Russia o dove preferite. Il problema riguarda il cambiamento.
Viaggiando per il mondo si nota ovunque la stessa cosa: la necessità di una rivoluzione straordinaria. Non una rivoluzione fisica - non si tratta di lanciare bombe, di spargere sangue o di insorgere - perché tutte le rivoluzioni materiali si concludono con una dittatura burocratica o con la tirannia di qualcuno. Questo è un fatto storico di cui non c'è nemmeno da discutere. Quello di cui dobbiamo parlare è la rivoluzione interiore. Non possiamo certo andare avanti così dal punto di vista psicologico. Devono intervenire cambiamenti vasti e profondi, non solo nella struttura esteriore della società ma anche in noi stessi, poiché la società in cui viviamo, la cultura nella quale siamo cresciuti sono parte di noi. La struttura sociale e la cultura sono ciò che noi abbiamo creato. Quindi noi siamo la cultura e la cultura è quello che siamo noi. Noi siamo il mondo e il mondo è noi. Se siete nati all'interno di una certa cultura, voi rappresentate quella cultura, ne fate parte, e per cambiarne la struttura dovete cambiare voi stessi.
Una mente confusa, che ha inclinazioni ideologiche o convinzioni profonde, non può certo modificare la struttura sociale o provocarne il cambiamento, perché l'attore stesso è confuso. Per questa ragione tutto quanto egli fa si risolve in confusione; penso che questo sia abbastanza chiaro. Voglio dire: voi siete il mondo, non in un senso astratto, non come idea, ma per davvero. Siete la cultura in cui vivete. Voi siete il mondo e il mondo è voi. E se anche cambiaste l'intera struttura sociale - e ne ha veramente bisogno - partendo dalla vostra confusione, dal vostro settarismo, dalle vostre convinzioni o dai vostri ideali meschini, limitati, ristretti, otterreste solo altro caos e altra miseria.
Il problema è dunque se sia possibile che nella mente umana avvenga un cambiamento radicale, un cambiamento che non sia il risultato di un processo analitico, che non si compia nel tempo, ma che sia piuttosto immediato. È possibile per la mente umana, e quindi per noi, produrre una rivoluzione psicologica interiore? Ecco quello che esamineremo, che condivideremo.
Per condividere non ci devono essere né maestro né discepolo. Il guru non può certo condividere, può solo istruire. E io non sono il vostro guru, non sono la vostra autorità, non vi sto mostrando ciò che dovete fare. Ciò che ci interessa è esaminare e comprendere il problema enorme e complesso di produrre un cambiamento sociale, perché la società è terribilmente corrotta; ci sono enormi ingiustizie, guerre, brutalità e violenze di ogni genere. E gli esseri umani che vivono in una certa cultura, in una data società, ne fanno parte. Quindi, per produrre un cambiamento radicale, deve esserci una rivoluzione nella psiche, dentro di noi.
Jiddu Krishnamurti
La rivoluzione interiore
Arnoldo Mondadori 2009
La Consapevolezza.
La consapevolezza è la soluzione dei nostri problemi; dobbiamo sperimentare e scoprirne la verità. Sarebbe follia accettare semplicemente; accettare non è comprendere. L'accettazione o la non accettazione è un atto volontario che impedisce la sperimentazione e la comprensione. La comprensione che nasce dalla sperimentazione e dalla conoscenza di sé porta fiducia.
Questa fiducia si potrebbe chiamare fede. Non è la fede dello sciocco, non è fede in qualcosa. L'ignoranza può avere fede nella saggezza, il buio nella luce, la crudeltà nell'amore, ma questa fede è sempre ignoranza. La fiducia, o fede, di cui parlo viene attraverso la sperimentazione e la conoscenza di sé, non attraverso l'accettazione e la speranza.
La fiducia in se stessi che molti hanno è il risultato dell'ignoranza, degli ottenimenti, dell'autocelebrazione o delle loro capacità. La fiducia di cui sto parlando è comprensione; non 'io capisco', ma comprendere senza identificazione con l'io. La fiducia o fede in qualcosa, per quanto nobile, produce solo ostinazione, e l'ostinazione è un'altra parola per credulità.
L'intelligente ha distrutto la fede cieca; ma, quando si trova in un grave conflitto o nella sofferenza, accetta la fede o diventa cinico. Credere non equivale a essere religiosi; avere fede in qualcosa creato dalla mente non è essere aperti a ciò che è reale.
La fiducia viene in essere, non può essere fabbricata dalla mente; la fiducia viene con la sperimentazione e la scoperta; non la sperimentazione attraverso credenze, teorie o ricordi, ma la sperimentazione per mezzo della conoscenza di sé. Questa fiducia, o fede, non deriva dalla volontà e non si identifica con credenze, formule o speranze. Non è il prodotto dell'espansione del desiderio. Nella sperimentazione tramite la consapevolezza c'è uno scoprire che, nel suo comprendere, è liberante. Questa conoscenza di sé attraverso la consapevolezza passiva avviene momento per momento, senza accumulazione; è infinitamente e realmente creativa. Attraverso la consapevolezza viene la vulnerabilità alla verità.
Discorso pubblico, 5 maggio 1946.
Jiddu Krishnamurti, "Riflessioni sull’io" 2009
Ubaldini Editore Roma