- Il viaggio di Alver
- Il buon vivere
- Il potere del cuore
- L’acqua più pura
- Il silenzio del musico
- Gli insegnamenti di Sarsat
- Puoi insegnare solo cio’ che sei
- Sgretolare la certezza
- Il piccolo uomo
- La verità non mente
- Le vesti del Re
- Babele
- Vivere col corpo
- Le pietre e la fiamma
- La libertà del vuoto
- L'inganno dell'illusione
- La quiete del cuore
- Stanotte le Stelle son tornate a brillare
- La sorgente della felicità
La sorgente della felicitàUn’antica storia narra di un uomo rude e saggio, vecchio di centinaia di anni che viveva su di una montagna che si ergeva tra il villaggio di Hailafat e quello di Baien. Da tempo immemorabile si narrava che il vecchio conoscesse il segreto della fonte della gioia. In realtà nessuno andava da lui, ma tutti alimentavano queste dicerie, sino a ché un giorno alcuni abitanti dei due paesi si incontrarono e dissero gli uni agli altri: “cosa sapete del vecchio saggio che vive sulla montagna e che ha il segreto della fonte della gioia e della felicità” e gli altri: “ non è vero che ha il segreto della fonte della gioia, ha il segreto della fonte dell’eterna giovinezza”. Come ormai da lungo tempo, ne nacque una lite che coinvolse tutti e due i paesi, fino a che i due sovrani decisero di mandare sulla montagna due uomini e due donne per ciascun paese, a incontrare il vecchio saggio. Lungo e impervio fu il loro cammino, fino a ché stremati, giunsero nella grotta sulla sommità del monte ove si diceva vivesse il sapiente. Trovarono tracce che denotavano che qualcuno lì viveva, ma non il saggio. Attesero a lungo finché il buio non calò e, quando la luna in cielo era alta, accesero un grande fuoco e iniziarono a cibarsi di ciò che avevano portato con loro. Al mattino con la testa ancora un po’ annebbiata dal vino bevuto, quando il sole sorse, videro una fonte poco lontano e andarono a bagnarsi il viso. L’acqua fresca e pulita li svegliò e quando si girarono verso l’ingresso della grotta, videro che poco lontano vi era un vecchio che rideva. Rideva con un sorriso largo che scopriva una bocca in cui i pochi denti rimasti formavano come dei riquadri bianchi e neri e il naso era così adunco che quasi toccava il mento. Era vestito di pochi stracci e aveva un bastone talmente vecchio che era sfilacciato nella punta. Ma nella sua risata c’era una vitalità che sembrava quella di un giovane. Appena lo videro subito la sensazione della sera prima, dello stare bene insieme, del gioire e del ridere, li abbandonò: ognuno tornò il rappresentante della sua città e ognuno cercò di far valere la sua verità. E così questi uomini e queste donne liberati dal peso della disfida, soli per sette giorni in un luogo dove nessuno avrebbe saputo nulla di ciò che avrebbero fatto, iniziarono semplicemente a gustarsi il cibo, a guardarsi attorno, a gioire del sole e del vento. Tutte le sere accendevano un grande fuoco, si abbracciavano, si amavano, erano ciò che erano, semplicemente. Gioivano delle cose che avevano, dell’essere lì, dell’essere lontani da tutto e da tutti. Ogni mattina si lavavano il viso giocavano con l’acqua, camminavano, guardavano il sole, erano trasformati! Dopo sette giorni, così come aveva promesso, il vecchio saggio tornò, sembrava quasi che il suo corpo fosse diventato più vecchio di dieci anni in quei pochi giorni. Lo videro allontanarsi e non lo seguirono, ma quando il giorno dopo andarono a cercarlo lo trovarono in un'altra piccola grotta su di un giaciglio, morto. Forse, o mio Re, quelle otto persone rimasero sulla montagna perché avevano capito il senso della gioia e dell’eterna giovinezza vivendo l’attimo momento per momento, e a loro volta furono loro otto saggi che conoscevano il segreto di quella fonte che ogni uomo può trovare solo dentro se stesso. |