- Il viaggio di Alver
- Il buon vivere
- Il potere del cuore
- L’acqua più pura
- Il silenzio del musico
- Gli insegnamenti di Sarsat
- Puoi insegnare solo cio’ che sei
- Sgretolare la certezza
- Il piccolo uomo
- La verità non mente
- Le vesti del Re
- Babele
- Vivere col corpo
- Le pietre e la fiamma
- La libertà del vuoto
- L'inganno dell'illusione
- La quiete del cuore
- Stanotte le Stelle son tornate a brillare
- La sorgente della felicità
L’acqua più puraLe acque del Grande Fiume possono donare molte ricchezze. Ogni uomo può da esso sfamarsi e coltivare la terra, e il giorno dopo ancora sfamarsi e coltivare la terra, e così anche il giorno dopo e quello dopo ancora. Ma se l’uomo cerca di accumulare troppo pesce e troppe acque, ambedue marciranno e a lui non resterà altro da fare che andare comunque ogni giorno a prendere il cibo e l’acqua, ricorda, o mio Re. Sulle rive del Grande Fiume, viveva un bimbo di nome Tunab. Era un bimbo, a dire delle persone, nato sfortunato perché, pur di belle sembianze, bell’aspetto, intelligenza viva, era nato in una famiglia ove il padre era uomo egoista e avido, il cui comportamento rasentava la follia, e la madre, una povera donna, nulla faceva per cambiare la situazione. E così Tunab crebbe con un padre che a volte lo picchiava, lo malediva, gli parlava sempre come avrebbe parlato all’ultima delle sue bestie e faceva di tutto per farlo sentire uno stupido incapace, privo della volontà di cambiare le cose, togliendogli anche la gioia di giocare coi ciottoli sulle rive del Grande Fiume. E anche la madre in nulla aiutò il bimbo, essendo succube del marito e intimorita dall’idea di abbandonare la famiglia, quasi assecondava il padre agli occhi del figlio. E così Tunab crebbe in solitudine; isolato dagli altri bambini, a cui si sentiva in parte inferiore e in parte superiore, isolato dagli altri adulti ai quali mai avrebbe confessato quello che tormentava il suo animo. Crebbe fino al dodicesimo anno cercando di allontanarsi da casa appena la voce di suo padre tuonava alle sue spalle, rifugiandosi a giocare sulla riva del fiume con gli insetti, coi ciottoli e guardando immagini che un anziano del villaggio disegnava sulle pergamene. Ricorda, o mio Re, non può un’ombra del passato essere il rumore del tuo presente; ricorda che non puoi cercare un’acqua sempre più limpida, la cosa importante è che quest’acqua tolga a te la sete; non puoi cercare di dimostrare a te stesso e agli altri qualcosa, quando c’è tanto rumore nella tua testa, perché prima ancora di avere una cosa trovata, tu già un’altra vai cercando. Bàgnati nelle acque, allontana le ombre, apri il tuo cuore, e a quel punto l’acqua della fonte sarà la più limpida e la più pura che esiste. Ricorda, o mio Re. |